Il genio italiano

vespa

Nella classifica europea dell’ innovazione l’ Italia si colloca esattamente a metà strada; in cima ci sono Svezia, Germania e Irlanda, in fondo Lettonia, Lituania e Bulgaria.

Il grafico sintetizza con grande chiarezza la condizione di crisi nella quale è attualmente arenato il nostro Paese. Non si tratta solo di questo, è vero, sappiamo tutti che i nostri guai provengono anche dall’ eccessiva burocrazia, da un sistema di leggi complicatissimo, dalla tassazione predatoria e, dulcis in fundo, da una classe politica spesso incompetente e talvolta ladrona.

Diciamo allora, con una sola parola, che la questione numero uno sono le regole che vanno riviste completamente ed aggiornate.

Ma al secondo posto in ordine di importanza troviamo sicuramente la questione dell’innovazione, ovvero quella capacità di proiettarsi nel futuro, essere visionari, progettare e infine fabbricare delle novità. Ecco dove il meccanismo che nel Trecento e nel Quattrocento aveva fatto belle e ricche le città italiane come Firenze, Genova, Venezia e Milano sembra essersi inceppato. Se poi vogliamo andare alla storia più recente, troviamo esempi di straordinaria creatività negli anni Sessanta del secolo scorso nei settori più disparati, dal design all’industria automobilistica e degli elettrodomestici, quando si producevano veri e propri gioielli della tecnica, alcuni diventati oggetti cult ancora oggi ricordati: basti pensare alla mitica Vespa o alle macchine da scrivere Olivetti.

Non c’è dubbio che dalla continua innovazione dipende la salute e lo sviluppo delle imprese, che sono la più importante sorgente di lavoro e di ricchezza. Se le imprese si rinnovano dal punto di vista tecnologico e guardano avanti, allora crescono, conquistano mercati esteri e creano posti di lavoro. Altrimenti è la recessione, come avvenne in Italia all’inizio del Seicento, quando le nostre industrie tessili furono superate dalle concorrenti inglesi e olandesi, che erano tecnologicamente più avanzate e producevano prodotti più economici e più adatti all’ epoca.

Come dicevo, l’ Italia si trova oggi al centro della classifica europea dell’innovazione, quindi ancora in una posizione favorevole da cui ripartire per ritornare ai primi posti. Esempi che fanno ben sperare ce ne sono. Ne ricorderò uno solo che mi ha particolarmente colpito: la Rampini, azienda nata nel 1945 e specializzata in mobilità sostenibile, costruisce gli autobus Alé, che viaggiano con motore elettrico e sono perfettamente ecologici e silenziosi.

Purtroppo i meravigliosi autobus Alé, gioiello della tecnica e del genio italiano, circolano soltanto a Vienna. Ma queste sono le contraddizioni del nostro bel Paese.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

3 Comments

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  • Caro Roberto,
    che brutta parola innovazione, una parola orrenda, da abolire dal vocabolario.
    Una parola, che solo a pronunciarla, rischi l’abiura.
    Non perché innovarsi non sia un bene, non perché innovarsi non porti più richezza, competizione, opportunità, sviluppo.
    Solo che innovarsi, vuol dire necessariamente fare altre scelte, intaccare le rendite di posizione, i diritti acquisiti, i privilegi consolidati.
    Sono molti, milioni di persone in italia, che godono, che tifano, che sperano, che nulla cambi, che nulla sia innovato. Sono quelli che non sentono la crisi, sono quelli che vada come vada io il mio, l’ho garantito, gli altri si arringino.
    Io spero solo che prossimamente vinca Matteo Renzi, anche se a lei, non “garba”.
    E rottami tutti questi signori che bloccano le innovazione, a destra, centro, sinistra.
    Solo così potremo sperare in un Italia migliore.
    Già venti anni fa abbiamo avuto questa speranza, con Silvio Berlusconi.
    Speranza delusa amaramente.
    Forse questa volta, sarà la volta giusta.
    Tanto mi creda, peggio di così, non può andare.

    riccardo 5 anni ago Reply


    • Caro Riccardo, anche a me piace l’idea della “rottamazione”, e se venisse messa in pratica da Matteo Renzi la saluterei con entusiasmo. Vedo, però, che molti ferri vecchi “rottamabili” sono già saliti sul carro del probabile vincitore per salvarsi la pelle e la poltrona. Staremo a vedere, io non paraocchi e nessuna tessera in tasca, ma auspico le riforme e il rinnovamento. A presto

      Roberto Riviello 5 anni ago Reply


  • Quando la storia viene frullata e rivenduta un tanto al chilo si ottengono queste brodaglie nauseabonde qua.

    Big Apple 5 anni ago Reply


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