Il Divo

Divo2008Ho rivisto Il Divo di Paolo Sorrentino, l’ hanno dato su La7, com’ era prevedibile dopo la morte di Andreotti. Lo vidi la prima volta a cinema nel 2008, appena uscì in Italia. Ero rimasto folgorato dal primo film di Sorrentino, Le conseguenze dell’amore, e da allora ho visto e vedrò tutto di lui.
Praticamente lo considero un vero genio, il più grande regista italiano di oggi. Considerando che ha poco più di quarant’anni, immagino che continuerà a sfornare ancora molti film bellissimi. E sono pronto a scommettere che anche il suo ultimo, che uscirà a settembre, lo sarà: parla di Roma, della bellezza di questa incredibile città…
Il Divo, invece, non mi è piaciuto per niente: non mi piacque nel 2008 e non mi è piaciuto neppure questa volta. È un film ideologico, tutto costruito sulla tesi che non è mai stata dimostrata, almeno fino ad oggi, che Andreotti sia stato il mandante di un omicidio e complice della mafia. La stessa tesi, praticamente, sulla quale i pm di Palermo e di Perugia hanno imbastito dei giganteschi processi, dai quali il divo Giulio è uscito senza alcuna condanna. Quindi non colpevole secondo il sistema della giustizia italiana e di ogni Stato di diritto.
L’ altro motivo per cui questo film mi ha deluso, è che di Andreotti non restituisce la complessità del personaggio: lo ingabbia in quella recitazione sempre uguale di Toni Servillo e ne fa un maniaco depresso, tenebroso, una specie di Nosferatu. Ma Andreotti era un uomo con un forte senso dell’ironia e dell’autoirona, tanto che interpretò se stesso in un film di Alberto Sordi e spesso partecipò a talk show dando prova di possedere un’autentica vena umoristica.

Inoltre, coniò tutta una serie di frasi rimaste memorabili. Ne ricorderò una sola, fulminante: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.
Sembra che, durante la malattia che lo ha portato alla morte, abbia talvolta pronunciato questa parola: allegria.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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    homecoming dresses at kohls 6 anni ago Reply


  • Roberto, se dico non ci sono risciti, dico che sono convinto della sua colpevolezza. Non è laico questo mi pensiero. Sono daccordo. Sottolineo un altro pensiero ricodando l’evento sopra citatato. Per il resto la politica di Andreotti, lati oscuri a parte, non mi è mai piaciuta e se il paese è così, lo si deve molto alla sua politica. Avrei preferito altri uomini ed altri italiani, come te vorresti.

    enrico martelloni 6 anni ago Reply


  • Io pure sono laico, anzi Mazziniano, ma dove non sono riusciti i giudici laici, aimè, quel gesto del Papa, ciòè il il massimo rappresentate in terra per i cattolici ,cui Andreotti appartiene, ha un significato particolare ed importate.

    enrico martelloni 6 anni ago Reply


  • Neppure io mi sono messo a piangere, né mi sono strappato la camicia, ci mancherebbe…ma per me , che mi sento alquanto laico, contano le sentenze dei tribunali, non i turbamenti del Papa.

    Roberto Riviello 6 anni ago Reply


  • Io non lo piango, anche se maestro d’ironia. La sua politica filo araba, quell’uscita su Ambrosoli, Gelli, Sindona. La sua politica non mi appartiene, seppur accorto ed avveduto. Pro domo sua. Apprezzo la sua ambiguità politica, la finanza facile. Con lui cresceva il debito pubblico e si diffondeva il concetto ” A pagare e a morire c’è sempre tempo” che molti italiani ripetevano sorridendo, davanti al debito pubblico italiano. E’ vero, nessun processo lo ha condannato, ma in un’occasione davanti a Papa Giovanni Paolo II, il pontefice ritrasse la mano al momento di baciargli l’anello. E questo la dice lunga su molte cose.

    Enrico Martelloni 6 anni ago Reply


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