Gulliver alla Leopolda

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Sabato pomeriggio, alla Leopolda, è salito sul palco un simpatico signore con una cravatta coloratissima e le maniche della camicia rivoltate in perfetto stile “democrat”, che ha raccontato una storia affascinante e alla fine si è meritatamente preso un sacco di applausi dalla platea.

Era la storia di Gulliver, il protagonista del celebre libro di Jonathan Swift, che durante il suo primo viaggio per mare naufraga e poi si salva perché arriva sulla spiaggia di un’ isola sconosciuta. Svenuto per la fatica, quando poi si sveglia si ritrova disteso, legato mani e piedi, immobilizzato. Sono stati i Lilliput, minuscoli abitanti dell’ isola, a legarlo come un salame, perché spaventati dalla sua gigantesca statura.

La storia sicuramente tutti la conoscono, almeno in parte, ma l’oratore della Leopolda l’ ha poi attualizzata con una soprendente metafora: Gulliver rappresenterebbe l’ Impresa-Italia, quello straordinario gigante praticamente messo ko dai lacci e lacciuoli dello Stato, della burocrazia, di tutte le leggi che ostacolano la ripresa economica anziché agevolarla, insomma di quel sistema basato sulle tasse e il clientelismo che soffoca le imprese del nostro Paese e le butta giù per terra.

Ragionamento perfetto, che fotografa la realtà con una splendida immagine letteraria. E’ la teoria liberale e liberista spiegata in modo semplice ma efficace, quella teoria che nei paesi anglosassoni ha funzionato benissimo e invece da noi, pur essendo stata predicata per quasi un ventennio da un famoso imprenditore-leader politico, non è mai stata attuata. Sicché la situazione italiana è ormai gravemente compromessa, nonostante tutte le politiche di rigore che ci stanno propinando da qualche anno sotto la direzione di Bruxelles e di Francoforte.

Insomma, il signore ha spiegato con chiarezza il suo ragionamento e, come vi dicevo, alla fine ha riscosso il caloroso applauso dei presenti, tanto che per un momento ho pensato di essere ad una convention del Partito repubblicano americano. Ma poi lui, con un gesto davvero teatrale, tira fuori dalla tasca dei pantaloni un paio di forbici, si avvicina al tavolo della presidenza e, simbolicamente, le regala a Matteo Renzi, chiedendogli di essere lui a tagliare le corde stataliste che imbrigliano l’economia italiana.

Ed è stato allora, quando sul mega schermo hanno proiettato il primo piano del Sindaco che accettava le forbici con entusiasmo e gratitudine, che mi sono ricordato dov’ero: alla Leopolda di Firenze, alla convention organizzata da Matteo Renzi.

Se poi questa fosse la convention del Partito democratico (italiano non americano) o di un nuovo partito che potrebbe in futuro nascere, questo, mi dispiace, non saprei dirlo: lì bandiere non ne ho viste.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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