Giustizia per tutti

carceri affollate

Quando nella cella di un carcere sono rinchiusi il doppio dei detenuti che quella cella potrebbe e dovrebbe contenere, ebbene non si tratta più della giusta pena inflitta a chi ha commesso un reato, ma si sta sfiorando il limite della tortura.

È questo, in sintesi, il contenuto della sentenza dell’ Unione Europea del 28 maggio 2013 che ha messo in mora l’ Italia, invitandola ad agire al più presto se non vuole ricevere una seconda condanna nel tempo di un anno. Ed il rischio per lo Stato sarebbe quello di vedere accolte centinaia e forse migliaia di ricorsi per risarcimento danni per le condizioni dei detenuti, ciascuno dei quali intorno ai 100.000 euro: un’ altra salassata per i conti pubblici che sicuramente comporterebbe una nuova tassa o magari il classico aumento del prezzo della benzina.

In questo contesto allarmante, sia dal punto di vista umano che da quello economico, è arrivato il messaggio accorato che il presidente Napolitano ha rivolto l’ 8 ottobre al Parlamento italiano, invitandolo a prendere in serissima considerazione la questione carceraria.

L’ ultima volta che il Parlamento italiano si è occupato delle carceri è stato nel 2006 con l’ emanazione di un indulto, che è un provvedimento di clemenza generale con il quale si estingue la pena. Ma svuotate temporaneamente le carceri, poi non è stato fatto più niente: né opere di edilizia carceraria, né qualsiasi riforma del codice penale che portasse alla depenalizzazione dei reati più lievi o alla introduzione di misure alternative al carcere.

A distanza di alcuni anni, dunque, la situazione carceraria si è nuovamente complicata per il sovraffollamento (dovuto anche al mancato intervento dei nostri parlamentari), per cui è arrivata la condanna della UE, e a quel punto Napolitano è dovuto intervenire con un messaggio alle Camere, in virtù di uno dei suoi poteri specifici sancito dall’ art. 87 della nostra Costituzione.

Non mi sembra, dunque, che l’intervento del capo dello Stato possa dirsi “a gamba tesa” come hanno strillato i grillini (i quali forse si sono dimenticati dell’articolo sopra citato) oppure un “auto-gol” come l’ ha definito il sindaco di Firenze durante una delle sue recenti performance, in cui ormai sempre più rassomiglia ad un imbonitore televisivo.

Nonostante le grossolane polemiche, la buona notizia è che i referendum sulla riforma della giustizia, voluti con tenacia da Pannella e dal Partito radicale, hanno raggiunto il numero di firme previsto dalla legge e quindi passeranno al vaglio dei tribunali preposti. Se, come auguro, si dovesse arrivare alla votazione, la posta in gioco è di grandissima importanza per il futuro di questo Paese. Perché la riforma della giustizia è ormai ineludibile, come il dramma delle carceri sta indicando a tutti noi.

About This Author

Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

2 Comments

You can post comments in this post.


  • Caro Roberto, mi dispiace per lei, ma questa volta non sono d’accordo con lei.
    Anzi, sono in profondo disaccordo.
    Prima di difendere i diritti di chi è in prigione, sarebbe saggio ed opportuno difendere e tutelare i sacrosanti diritti di chi da questi signori ha avuto un torto.
    Le loro vittime.
    Vittime che non solo hanno subito furti, rapine, violenze,ecc ma che, per ottenere giustizia, non parliamo per carità di risarcimenti, devono vedere passare anni.
    Per una volta tanto, pensiamo prima ad Abele, e poi a Caino.
    Cordialmente.

    riccardo 6 anni ago Reply


    • Caro Riccardo, naturalmente mi fa piacere che lei intervenga sempre e la ringrazio. Ma non mi sembra che i nostri punti di vista siano tanto in opposizione: per me i diritti dei cittadini perbene sono sacrosanti e vengono prima di tutto. Il vero problema è che la giustizia italiana non funziona, se si riforma quella ci sarà maggiore certezza delle pene, si eviterà di mandare in galera la gente in attesa di giudizio, i magistrati lavoreranno meglio e ci saranno pene alternative al carcere per reati più lievi. Almeno si spera.
      A presto.

      Roberto 6 anni ago Reply


Post A Reply