Giovani e lavoro

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Sembra che finalmente abbiano capito qual è la vera emergenza nazionale: la disoccupazione giovanile.

Sicuramente l’ ha capito il premier Enrico Letta e ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, tanto da aver ottenuto che al vertice europeo di Roma si discuta innanzitutto di come creare occasioni di lavoro per i giovani.

“Se non c’è il lavoro, il Paese non si salva”, queste sono state infatti le sue parole al congresso della Cisl, dove ha spiegato che per l’ Italia i passi da farsi in questa direzione sono la detassazione delle assunzioni di giovani e l’ anticipo di quel grande progetto europeo che si chiama appunto Youth guarantee, cioè Garanzia giovani.

Naturalmente ci sarà anche da rivedere la riforma della Fornero che, nonostante i buoni propositi iniziali, anziché andare in direzione di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, ha finito col creare maggiore rigidità (per esempio allungando i periodi di intervallo fino a 90 giorni tra un contratto e l’altro).

Quindi, benissimo per il piano del presidente Letta, incoraggiato a proseguire dallo stesso Giorgio Napolitano, che proprio qualche giorno fa ha nuovamente ricordato la necessità di urgenti riforme a favore dell’occupazione giovanile.

Ma c’è un’altra questione che va subito capita e sulla quale sento il bisogno di ritornare: la scuola italiana deve essere collegata strettamente col mondo del lavoro, perché oggi è una vera e propria fabbrica di potenziali disoccupati.

Ce l’ha detto molto chiaramente il ministro del Lavoro tedesco in una recente intervista sul Corriere della sera: a differenza dell’ Italia, in Germania la scuola funziona perché è stato creato un meccanismo virtuoso, che si chiama formazione professionale e che serve a indirizzare e preparare i giovani laddove c’ è offerta di lavoro.

Una volta da noi c’ era l’ apprendistato, che aveva proprio lo scopo di portare i ragazzi a imparare un mestiere. Poi la scuola è diventata obbligatoria per tutti fino a 16 anni, gli istituti tecnici sono stati “licealizzati” e negli stessi istituti professionali di veramente “professionale” c’è troppo poco.

Liberare il mercato del lavoro dalle rigidità e detassare l’ assunzione dei giovani sono, dunque, riforme importantissime da fare il prima possibile. Ma la più grande riforma è quella della scuola, e non sarà facile. Tutti quelli che ci hanno provato fino ad ora hanno combinato pasticci o al massimo piccoli cambiamenti, senza modificare il meccanismo e la natura profonda della scuola italiana.

Per questo bisognerà necessariamente scontrarsi contro il conservatorismo e l’ ideologia egualitarista che dal ’68 dominano sulla scuola pubblica di questo Paese. Solo così potremo diventare anche noi un po’ più “tedeschi”.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

6 Comments

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  • Simply wanna tell that this is very useful , Thanks for taking your time to write this. “I would much rather have men ask why I have no statue, than why I have one.” by Cato the Elder.

    david bridal catalog 2012 5 anni ago Reply


  • Ho sempre avuto molta stima dei miei alunni ora ne apprezzo anche la capacità di andare oltre l’emozionalità che si vuole suscitare nella diffusione delle notizie! Grazie a Niccolò e a Jorio.

    Flavia Centra 6 anni ago Reply


  • caro dante ti comunico, per esperienza diretta, che il prof. riviello (che ho avuto come insegnante) non si limita a lavorare per le 18 ore ma come ha fatto notare jorio ma anche nella programmazione, nella pianficazione e nella correzione dei compiti per non parlare dei consigli di classe e delle varie assemblee quindi se ai tuoi tempi non hai notato tutto cio’ te lo faccio notare io quindi per favore prima di parlare ti prego di far lavorare la tua materia cerebrale e di non usarla solo per evitare l’effetto eco dentro la tua scatola cranica cordiali saluti
    Niccolo’

    Niccolo' Terenzi 6 anni ago Reply


    • Non capisco bene se la cosa sappia più di presunzione o di presumere senza dati o riscontri.
      Primo: ai miei tempi? Quali tempi scusa? Da cosa “presumi” che ci siano i miei tempi? Non pecchi un po’ di presunzione?
      Secondo: se un insegnante non si limita a “lavorare” 18 ore ma è – e non intendo sostenere il contrario – impegnato “.,….nella programmazione, nella pianficazione e nella correzione dei compiti per non parlare dei consigli di classe e delle varie assemblee….” (a proposito pianIficazione si scrive con la i) per molto altro tempo mi chiedo e ti chiedo quale siano le ragioni che impediscono ostacolano rendono impossibile istituzionalizzare il resto del tempo e formalizzarlo in entrate ed uscite per un monte ore molto superiore alle 18 appunto 36/40? Se trovi argomenti chiari, se riesci a dimostrare che ci sono ragioni insormontabili son contento di poter cambiare opinione, ma tu li hai questi argomenti?
      Terzo: Ai “tuoi tempi” non credi che si possa immaginare una scuola diversa dall’attuale? A te piace una scuola come questa? A te piace un’articolazione dell’insegnamento come questo, sempre uguale a se stesso? Non ritieni che un insegnamento diverso comporti anche un modo ed un tempo di “stare a scuola” diverso?
      Quarto: Secondo te andar controcorrente è sinonimo di assuefatta normalizzazione massificata?
      Quinto: Non ritieni che tra le altre materie sarebbe il caso di dare un’occhiatina al bon ton ed alla buona educazione?
      Saluti anche dal neurone che si aggira da solo, come la particella di sodio, nella mia zucca vuota. La tua, sei cosi certo, sia, invece, ricolma?

      Dante Alighieri 6 anni ago Reply


  • Sig. “Dante” , io credo che se la professione di un insegnante venga esercitata in maniera corretta richieda molto piu’ tempo delle diciotto ore di cui parla. Basti solo pensare al tempo impiegato a preparare lezioni, compiti e correggerli. Inoltre non si scordi che lavorare con i ragazzi non e’ come vendere bibite. Non parli per luoghi comuni e cerchi di vedere le cose da una prospettiva meno superficiale.

    Jorio Corelli 6 anni ago Reply


  • Si bisogna esser più tedeschi…….. a cominciare dall’orario di lavoro degli insegnanti. Non ci possiamo più permettere che “lavorino” solo 18 ore settimana e non 36/40 come tutti.

    Dante Alighieri 6 anni ago Reply


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