Gino Bartali, Giusto tra le nazioni

Bartali

Mentre a Firenze si corrono i Mondiali di ciclismo e tra i fiorentini è ancora acceso il dibattito sull’opportunità o meno di ospitare questo grande evento sportivo nel cuore della città, arriva una di quelle notizie folgoranti che gli antichi credevano fossero trasportate da messaggeri alati.

Gino Bartali, il campione fiorentino più amato di tutti i tempi, il vincitore di tre Giri d’ Italia e due Tour de France, uno dei Maestri del ciclismo universalmente riconosciuto, è diventato adesso un “Giusto tra le nazioni” ed il suo nome è stato scolpito sul muro sacro del museo Yad Vashem a Gerusalemme, insieme ai nomi di tutti coloro che, pur non essendo ebrei, hanno salvato la vita ad almeno un ebreo durante gli anni della Shoah, l’ orribile persecuzione nazista.

E’ una delle più alte onorificenze concesse dallo Stato d’Israele attraverso una commissione formata da personalità pubbliche e presieduta da un ex giudice della Corte Suprema. La medaglia dello Yad Vashem va, dunque, ad aggiungersi alle coppe e alle maglie conquistate da Bartali durante gli anni delle corse e delle famose salite alpine.

Pochi sapevano che il grande Gino, profondamente cattolico, svolse una generosa attività a favore degli ebrei che, durante gli ultimi anni della guerra, trovavano rifugio presso le suore del convento di San Quirico ad Assisi. Lui si allenava di continuo correndo tra Firenze ed Assisi, ma aveva uno scopo preciso: trasportare ben nascosti nel telaio della sua bici i documenti contraffatti che avrebbero permesso a tanti ebrei di trovare la via della salvezza all’ estero. Andava ad Assisi e, per lo stesso motivo, arrivava fino a Genova, ogni volta mettendo a rischio la propria vita: se i nazisti lo avessero scoperto, sarebbe stato certamente torturato e poi fucilato.

A Firenze, in quegli anni, oltre al nostro campione, c’erano almeno altri due personaggi che operavano per salvare gli ebrei dalla deportazione: il rabbino Nethan Cassuto e l’ arcivescovo Dalla Costa, anche lui divenuto in seguito “Giusto tra le nazioni”. Mentre questi si occupavano di trovare i documenti per l’ espatrio degli ebrei e i luoghi dove nasconderli, Bartali era la staffetta, il ciclista benedetto, il messaggero alato.

C’è stato un tempo in cui gli sportivi avevano grande coraggio e grande cuore. E il ciclismo era uno sport solo per uomini forti. Ma oggi sappiamo che uno di loro era un vero Giusto, anche se a Firenze gli amici lo chiamavano Ginetaccio.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

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