12 referendum per accelerare le riforme

referendum radicali

Nelle sedi dei Comuni o, se siete fortunati, sui banchini del Partito radicale nelle piazze delle nostre città si può firmare per 12 quesiti referendari che toccano dei punti nevralgici in cui il nostro Paese è rimasto maledettamente indietro. Ovviamente ciascuno è libero di scegliere se mettere la propria firma su tutti o solo su alcuni; io stesso ho firmato i primi dieci ma non gli ultimi due che sostanzialmente vorrebbero modificare una parte dell’ attuale legge sull’immigrazione.

Perché sono così importanti questi referendum e perché è necessario sostenerli?

Prima di rispondere a questa domanda, però, vediamo di capire di cosa si tratta: ci sono una serie di quesiti sulla cosiddetta “Giustizia giusta” che prevedono l’introduzione della responsabilità civile e della separazione delle carriere per i magistrati, l’ abolizione dell’ergastolo e delle pene detentive per reati lievi legati al consumo di droga; poi si trovano quelli per il divorzio breve, l’ eliminazione totale (ripeto: totale) del finanziamento pubblico ai partiti, la cessione dell’ 8 x mille allo Stato quando non viene indicata la sua destinazione nella dichiarazione dei redditi, e infine l’ abolizione di norme specifiche sull’immigrazione come il reato di clandestinità.

Su alcune di queste proposte del Partito radicale si possono ovviamente aprire discussioni e lecitamente avere sensibilità diverse: penso soprattutto all’abolizione dell’ ergastolo (come nei Paesi scandinavi) o del carcere per reati lievi legati alla droga o del reato di clandestinità.

Non c’è dubbio, però, che nella nostra società si stiano ormai affermando dei principi e delle realtà al cui riguardo le leggi attuali si rivelano di fatto arretrate: è il caso dei tre anni di separazione necessari per arrivare ad una sentenza di divorzio. E che dire del finanziamento pubblico ai partiti che ormai è percepito dalla stragrande maggioranza degli elettori solo come un ulteriore balzello che la collettività si vede costretta a pagare con la finalità di arricchire ulteriormente la casta dei politici?

C’è poi la questione della Magistratura a cui finalmente con questi referendum si potrebbe iniziare a dare un assetto più razionale e liberale, introducendo il principio della separazione delle carriere tra Pubblici ministeri e giudici giudicanti, principio sacrosanto di una grande democrazia come quella americana. Stesso discorso per limitare l’ uso della custodia cautelare, ovvero il carcere preventivo, ai casi in cui se ne dimostri l’ assoluta necessità e per stabilire attraverso la loro responsabilità civile che anche i magistrati sono dei dipendenti pubblici al pari dei medici e degli insegnanti, i quali sono chiamati a rispondere dei propri errori.

Forse è proprio quest’ ultimo il quesito referendario che più di tutti rappresenta il cuore e il messaggio profondo dell’ appassionante campagna del Partito radicale. Non a caso la notissima e tristissima immagine di Enzo Tortora ingiustamente ammanettato è stata usata come icona di una Giustizia che, pur in uno Stato di diritto, è riuscita a violare impunemente i diritti fondamentali dell’ uomo anziché difenderli.

Perché, dunque, firmare e poi votare Sì a questi referendum? La risposta è molto semplice: il governo Letta-Alfano sta facendo abbastanza bene il lavoro per cui è nato, occupandosi di riforma della fiscalità e riduzione della spesa pubblica, e si sta preparando a varare nuovi e più incisivi interventi sul versante della lotta alla disoccupazione. La forza del governo, come sappiano, si ritrova nella coalizione inusuale che lo sostiene. Questa forza è anche il suo limite, perché partiti con anime molto diverse tra loro posono trovarsi d’ accordo solo su obiettivi specifici come quelli di carattere economico.

Per fare le riforme della società, allora, ci vuole una spinta dal basso di origine popolare che non abbia una matrice partitica e dichiaratamente politica, bensì riformatrice punto e basta. Ecco perché i referendum del Partito radicale sono così importanti in questo momento storico: perché chiamano a raccolta gli italiani che vogliono riformare l’ Italia e creano una corsia preferenziale per le riforme alle quali i partiti non potranno più fare orecchie da mercante in caso di vittoria dei Sì. E’ già successo in passato, potrebbe accadere anche questa volta.

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Mi interesso di storia contemporanea, arte, cultura. E mi considero un libero pensatore.

3 Comments

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  • La responsabilità civile dei giudici, esiste già. Se si dimostra, che un giudice per sua imperizia o incompetenza, o colpa grave ha danneggiato un cittadino, questo può essere risarcito. Ma non dal Giudice, ma dallo Stato, che poi si avrà la sua rivalsa su Giudice stesso. Lo stesso accade se lei per esempio, viene sporcato da un cameriere al ristorante. E’ il titolare del ristorante che la risarcirà, non il suo dipendente. Certo obbietterà lei, è ben difficile dimostrare un imperizia o un incompetenza o una colpa grave ad un Giudice, ed in questo ha ragione. Ma una cosa è prendere provvedimenti disciplinari nei confronti dei Giudici, una cosa costringerli a risarcire il danno da loro eventualmente provocato. Quello, se c’è, spetta allo Stato. Il Giudice, il Magistato, è un servitore dello Stato. E solo lo Stato, lo può punire. Se passasse il principio, per me sciagurato, che sia il Magistrato e non lo Stato che poi risarcisce eventuali errori , allora, si potrebbe allargare questo principo ad altri servitori dello Stato. Un Vigile Urbano mi fa una multa, io la contesto e mi viente tolta, allora che sia il Vigile a rimborsarmi le spese sostenute per il ricorso, mi fa un accertamento tributario e la Guardia di Finanza e mi denuncia per evasione fiscale e io poi in commissione tributaria, con il mio commercialista, dimostro di essere i regola, mi rimborsi le spese il Colonello dell GdF, ecc….
    Nessuno nello Stato, farebbe più nulla, per paura di dovere poi pagare di suo. Fanno già poco ora. Se si vuole sul serio punire i magistrati indolenti, o poco seri, il metodo esiste. Basterebbe che la carriera, gli avanzamenti di livello, fossero legati alla produttività, ed ai risultati. Non agli scatti d’anzianità, o alle correnti interne alla magistratura, com’ è ora. Se poi uno non arriva ad un livello minimo, decade. Va a fare un altro mestiere anche se a vinto un concorso pubblico. Sarebbe bello allora, vedere un magistrato di Cassazione giovane, di 40 anni. Arrivato li per meriti, non per fine carriera o spinte politiche. Sono poi contrario alla separazione delle carriere, tra magistrati giudicanti, e quelli della pubblica accusa. Per principio.
    Un mio caro amico che è avvocato, ha fatto per tanti anni il Pretore onorario, giudicando molte cause minori. Così come sono avvocati i Giudici di Pace. Allora anche in quel caso, andrebbe fatta una divisione. Quegli avvocati, non dovrebbero più fare la libera professione. Pretendere la divisione della carriere, è secondo me avere un pregiudizio fazzioso sull’integrità stessa dei Giudici, sulla loro correttezza ed onestà. Per quanto riguarda poi le persone che finiscono in carcere per custodia cautelare, e ci rimangano fino alla sentenza, Lei sa meglio di me che ciò può avvenire solo per pericolo di fuga, di reiterazione del reato, o per pericolo di inquinamento delle prove. Per assurdo, come scrisse in un libro un famoso Magistrato, chi uccide la moglie e confessa, dopo due settimane è fuori dal carcere, e ci resta fino alla sentenza definitiva. Non può reiterare il reato, la moglie non può essere uccisa due volte, non può inquinare le prove, ha confessato, potrebbe fugggire, ma dopo pochi giorni sarebbe ripreso. La realtà, è che in carcere in attesa della sentenza definitiva, resta solo chi non ha soldi per pagarsi un buon avvocato, e gli stranieri, che sono se non sbaglio il 40% dei detenuti. Per il divorzio breve, le dirò, io sono cattolico, quindi sono contrario al divorzio. Però ho sposato una divorziata. I principi sono principi, ma l’amore poi, è più forte delle nostre convinzioni. Quindi, se no le dispiace, su questo argomento, preferisco tacere.
    Saluti.

    riccardo 6 anni ago Reply


  • Caro Riccardo, comprendo benissimo le sue critiche al referendum per abolire l’ergastolo, e le dirò di più: dipendesse da me, quel nazista norvegese non lo manderei all’ergastolo ma in una gabbia di tigri affamate. Ciò detto, le ricordo che i referendum radicali riguardano molte altre questioni, come quella gravissima delle persone che finiscono in custodia cautelare (carcere) con grande facilità e poi risultano innocenti. Enzo Tortora docet. Inoltre, lei è d’accordo o contrario alla responsabilità civile per i magistrati? Lei è d’accordo o contrario alla separazione delle carriere dei giudici?….E del divorzio breve che ne pensa? Ci pensi un po’ su e non riduca tutto alla questione dell’ergastolo, sulla quale ho anch’io molti dubbi.
    Saluti

    Roberto Riviello 6 anni ago Reply


  • Caro sig. Roberto, anche lei è cascato nel tranello dei referendum, non è da lei. Referendum per la giustizia giusta? Ma quale giustizia giusta? Chiamiamola invece con il suo vero nome, la giustizia di chi ha i soldi per potersi difendere pagando avvocati su avvocati, trovando leggi leggini e cavilli per poi non finire in prigione. Una volta c’era la giustizia giusta, con il codice Rocco, fatto sicuramente in un momento buio, ma almeno allora i delinguenti finivano in galera, ci restavano, e le vittime avevano un po’ di giustizia. Oggi giorno, ladri, assassini, truffatori, mafiosi, ecc… dopo un po’ sono tutti di nuovo fuori, di nuovo a nuocere alla società. E si vuole ancora depenallizzare. Ma mi dica sig Roberto, secondo lei, la Legge deve difendere le vittime o i carnefici, i disonesti o gli onesti, i ladri o i derubati, i truffati o i truffatori, i………….Chi ruba, chi uccide, chi delinque, deve andare in galera. Punto e basta!. L’ergastolo, non va abolito! Chi porta una divisa e lotta tutti i giorni per fare rispettare la legge, è stanco di dovere rischiare la vita tutti i giorni per poi vedere andare vano il suo lavoro, grazie a leggi super,iper,extra indulgenti Lei cita i paesi scandinavi, che civili che sono, dove un esaltato in Norvegia nel 2011 ha ucciso 69 persone. Così, perchè gli andava. La pena, 21 anni. Se questo gli sembra civile. E intanto, con queste leggi permissive, dove si perdona tutto, dove tutto è tollerato, la delinguenza aumenta sempre di più. Chissà perché? Mistero.

    riccardo 6 anni ago Reply


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