L’enigma della successione

quirinale L’enigma della successione (Feltrinelli) è un bel libro del costituzionalista Alfonso Celotto, che ci racconta i casi più significativi della storia in cui sovrani come Diocleziano ed Elisabetta I, papi come Benedetto XVI e Francesco I, presidenti della repubblica come Roosvelt e il nostro De Nicola, e persino il dittatore Benito Mussolini ebbero a che fare con il problema della successione per ragioni molto specifiche. Basti pensare a Enrico De Nicola che, come primo presidente dell’Italia repubblicana, si trovò nella situazione inedita di dover succedere a un re; o papa Francesco che è salito sul soglio pontificio in seguito alle dimissioni, ma non alla morte, di Benedetto XVI il quale attualmente mantiene il titolo di papa emerito.

Immagino


Il partigiano Ugo

ugo Credevamo di aver visto toccare il fondo quando a Novara sfilarono vestiti con le divise del lager e in mano i cartelli contro la “dittatura sanitaria” che impone il Green pass (per nostra fortuna sono ancora vivi dei reduci che ad Auschwitz ci entrarono da bambini, come la senatrice Liliana Segre che provò a spiegare a quegli ignoranti di storia l’offesa e l’oltraggio contro le vittime dell’Olocausto contenuti nel loro gesto).

E invece no: poi abbiamo assistito anche alla nascita della Commissione Dubbio e Precauzione, in una grigia giornata di dicembre, a Torino; dove si sono incontrati i massimi teorici della dittatura sanitaria e relativo complotto di Big Pharma. Studiosi con alle spalle anni di insegnamento universitario e


Garantismo e riformismo

giustizia-1 Se mi è consentito azzardare una previsione o una semplice ipotesi o meglio ancora una piccola provocazione intellettuale, vorrei dire che, una volta concluso il romanzo del Quirinale, il dibattito si sposterà su un tema accanto al quale la diatriba tra sostenitori di Draghi al Colle e sostenitori di Draghi a Palazzo Chigi sembrerà un gioco di società tra amici durante un torneo di burraco o di calcetto.

Ebbene il dibattito, che è già iniziato, prenderà sempre più spazio e probabilmente traccerà un vero solco in terra: come quello della fondazione di Roma, quando Romolo scavò i confini della città che voleva vedere sorgere sul Palatino e, come sappiamo da Tito Livio, la prima conseguenza di quella scelta


Galeotta fu la lettera e chi la scrisse

pittelli Il celeberrimo canto V dell’Inferno dove Dante incontra i lussuriosi: Francesca da Rimini racconta la storia del suo travolgente amore per Paolo Malatesta, fratello del marito Gianciotto che poi si è vendicato uccidendoli, e si sofferma sul momento preciso in cui è scoppiata la passione:

“La bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.”

Il libro Galeotto, ovvero intermediario d’amore e pertanto responsabile -secondo Francesca- della sua passione adultera, era un romanzo cavalleresco che a quei tempi veniva molto apprezzato dai giovani aristocratici, un po’ come Beautiful oggi, e che narrava la simil-vicenda di Lancillotto e Ginevra.

Nella parafrasi attualizzata che abbiamo suggerito (Galeotta fu la lettera e


Salviamo il Natale

natività Essere europeisti oggi è quasi un imperativo categorico: visto che nella UE è cambiata la direzione del vento e dal rigido vento del Nord, che imponeva austerity e pareggio di bilancio, si è passati ad una brezza più mediterranea che ha portato investimenti pubblici e con essi una ripresa evidente soprattutto in Italia.

Ma ciò non ci esime dal rilevare quello che in Europa ancora non va: innazitutto l’assenza di una politica estera comune; e per capirlo basterebbe vedere come si è mossa sul fronte libico la Francia, a partire da quella disastrosa guerra contro il regime di Muhammar Gheddafi voluta unicamente per danneggiare gli interessi italiani nell’area.

E poi c’è un altro capitolo dolente, che


Nessuno tocchi JK Rowling

J.K-Rowling Difficile a credersi ma sono già passati vent’anni dal primo romanzo della saga di Harry Potter, il maghetto di Hogwarts che molti di noi hanno visto crescere anche nei film tratti dai racconti di JK Rowling. Milioni di copie vendute in tutto il mondo che hanno appassionato non solo i bambini e che dimostrano a chi non l’avesse ancora capito che la letteratura per l’infanzia – Collodi insegna – a volte travalica i confini del genere perché riesce a parlare a quel “fanciullino” presente in ogni adulto, sul quale Giovanni Pascoli elaborò una complessa teoria estetica nel celebre saggio omonimo.

Purtroppo JK Rowling non sarà chiamata a celebrare il ventennale di Harry Potter e la pietra filosofale


L’ira funesta di Conte

GC Cantami, o Diva, del Grillide Conte l’ira funesta che lutti addusse ai telespettatori italiani: magari un giorno si potrà ricordare così, con una parafrasi omerica un po’ azzardata, la vicenda dei direttori di Tg Uno, Due e Tre appena nominati in casa Rai, che tanto ha fatto incazzare Giuseppe Conte al punto da minacciare una terribile ritorsione. E che ci ha fatto venire in mente quando Achille se la prese con Agamennone per via della bella schiava Briseide da lui sottratagli e, per qualche giorno, smise di fare la guerra ai Troiani.

Ma quale sarebbe questa ritorsione del Grillide Conte contro il comandante supremo della Rai Fuortes che ha nominato i direttori delle testate giornalistiche


Sputtanati mediatici

renzi Lo sputtanamento mediatico in Italia nasce una trentina di anni fa, e poi è andato consolidandosi e perfezionandosi come metodologia comunicativa fino ad arrivare a livelli di straordinaria perizia nei nostri giorni.

La sua prima apparizione risale ai tempi di Mani Pulite, quando si venne a creare una santa alleanza tra un noto gruppo di magistrati inquirenti, i Pm della procura di Milano, e alcuni organi di stampa ( tra cui il Corriere della Sera, Repubblica e l’Unità), con lo scopo determinato di smantellare i partiti di governo della Prima Repubblica: in primis Democrazia Cristiana e Partito socialista.

Lo sputtanamento consisteva, dunque, nello sbattere in prima pagina i nomi e le foto degli inquisiti, e farli passare


Per carità…

carità Al giornalista che in conferenza-stampa a Glasgow gli ha chiesto se pensasse di diventare, un domani, leader mondiale di una nuova politica economica di investimenti, Mario Draghi ha risposto col suo tipico sorrisetto alla Luciano Salce: “Per carità…”

Beh, immaginiano cosa direbbe a chi gli andasse a proporre la leadership di una rispettabilissima maggioranza larga, magari riformista ed europeista, con la quale partecipare alla prossima tornata elettorale, una volta che sia stato nominato il nuovo Presidente della Repubblica e l’attuale legislatura sia giunta al termine naturale (nesssuno ma proprio nessuno al momento auspica elezioni anticipate).

Davvero qualcuno seriamente pensa che il nostro Premier, invocato nel momento della masssima emergenza dal secondo dopoguerra in poi, voglia trasformarsi in


Nuovo federatore cercasi

federatore Era febbraio del 2008, le elezioni politiche erano imminenti, e Silvio Berlusconi riuscì nuovamente a federare tutti i partiti del centrodestra, Lega bossiana inclusa. E a vincere quelle elezioni con una maggioranza relativa che si trasformò nel Parlamento in una maggioranza assoluta grazie alla legge Calderoli del 2005.

Un’operazione simile, nel senso geometrico del termine, era riuscita due anni prima anche a Romano Prodi col suo secondo governo ulivista, in cui aveva infilato tutti ma proprio tutti: Rifondazione Comunista, i verdi, i radicali e persino i mastelliani.

Due belle ammucchiate davvero, giustificate dalla storia della Seconda Repubblica e dalla legge elettorale di tipo maggioritario che tutto sommato garantì stabilità ai quei governi. Ma Berlusconi non riuscì mai a fare la