Vittorio Locchi: un poeta nella Grande Guerra

download.jpeg È noto che nella Grande Guerra combatterono giovani provenienti da ogni parte d’Italia e di ogni estrazione sociale e culturale; e tra questi molti scrittori, poeti, artisti: così videro la luce nelle trincee opere straordinarie come “Il porto sepolto” di Ungaretti, le cui poesie poi confluirono in quella che è considerata la raccolta poetica più importante del primo Novecento: “Allegria di naufragi” e successivamente solo “L’allegria”.

Anche D’Annunzio, il poeta-guerriero per eccellenza, scrisse il suo “Notturno” durante la convalescenza che lo obbligò a vivere per un periodo al buio, a causa di un incidente aereo avvenuto il 15 gennaio 1916 dopo aver sorvolato Trieste. E a questi nomi famosissimi si potrebbero aggiungere quelli dei futuristi, che furono interventisti della prima


Davvero cogito ergo sum?

civili ucraini Dopo aver visto l’ultimo filmato diffuso dal New York Times, un autentico santuario del giornalismo, filmato che mostra una fila di civili ucraini a Bucha che vengono spinti da un soldato russo verso il luogo della loro esecuzione, mi è venuto in mente Carlo Freccero: ex direttore di Rai Due, sempre presentato come sommo esperto di comunicazione e massmediologia, sostenitore accanito del metodo cartesiano al punto da aver fondato con altri saggi la “Commissione dubbio e precauzione” riguardante la validità della campagna vaccinale.

Ci ricordiamo tutti quello che il massmediologo dubbioso disse quando iniziarono a circolare i video degli orrori compiuti in Ucraina: a Mariupol con le vittime del bombardamento dell’ospedale pediatrico e a Bucha dove vennero ripresi


La parata militare e le sparate dei populisti

parata Chi si aspettava per il 9 maggio (e tra nostalgici dell’Unione Sovietica come il prof Canfora e Michele Santoro, ammiratori dichiarati del nazionalista duginiano Putin come il sen Petrocelli e simpatizzanti più o meno segreti del populismo russo come Orsini, Borgonovo e la filosofa De Cesare, in Italia, se ne contano un bel po’) un trionfo nella Piazza Rossa come quello dell’imperatore Vespasiano e di suo figlio Tito che, dopo l’assedio di Gerusalemme, festeggiarono la vittoria sul popolo d’Israele con un grande corteo e centinaia di prigionieri esibiti come trofeo, beh, è rimasto un po’ deluso.

Nonostante che Putin abbia fatto sfilare nel Giorno della Vittoria sul nazismo 11.000 soldati, due missili nucleari di ultima generazione e


Il Ministro che ci vuole mascherati

roberto-speranza-1 Il ministro della Salute Roberto Speranza mi ricorda il Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov: nonostante che il primo abbia poco più di una quarantina d’anni e il secondo viene descritto come un novantenne, hanno molto in comune.

Nel capolavoro di Dostoevskij l’Inquisitore si trova dinanzi a Gesù Cristo tornato nella Siviglia del XVI secolo; ma lasciamo da parte le implicazioni di carattere teologico, e concentriamoci sul tema vero del famoso racconto: il rapporto tra il potere e la libertà.

Ebbene, l’Inquisitore condanna apertamente il principio cristiano del libero arbitrio, perché secondo lui la libertà è un fardello troppo pesante che il genere umano non risce a sopportare; mentre farsi guidare e comandare corrisponderebbe all’autentica e naturale aspirazione degli


Meno male che c’è Damiano

damiano Meno male che ci sono i Maneskin e soprattutto c’è Damiano che dal palco del Coachella in California ha gridato forte e chiaro: “Ucraina libera, fuck Putin”. Ma che cavolo, ci voleva una rock band di ragazzi de’ Roma – che ormai se la giocano coi Rolling Stones e hanno ridato vitalità a una scena musicale da troppi anni piena solo di robaccia rap e trap – per schierarsi dalla parte di un popolo invaso dai carri armati russi, senza se e senza ma?

E tutte quelle altre star nostrane, da Jovanotti a Piero Pelù, Fiorella Mannoia, Negrita, Edoardo Bennato etc. che per anni hanno tuonato contro le bombe degli Amerikani alle feste del primo maggio in piazza


La lezione di Machiavelli sugli eserciti

Carlo VIII Nella Galleria d’Arte Moderna in Palazzo Pitti è presente una grande tela di Giuseppe Bezzuoli, dipinta nel 1829 su commissione del Granduca di Toscana Leopoldo II, che illustra un momento cruciale della storia di Firenze: l’ingresso in città del re di Francia Carlo VIII alla testa del suo potente esercito.

Carlo VIII, infatti, scese in Italia nell’autunno del 1494 con l’intento di conquistare il Regno di Napoli ed entrò a Firenze il 17 novembre; visto che Piero de’ Medici, figlio del Magnifico, non ebbe il coraggio e soprattutto un esercito con cui fermare l’invasione. Se si osserva bene il quadro del Bezzuoli, si possono notare in basso a destra alcuni personaggi che guardano con apprensione il re


150 anni fa moriva a Pisa Giuseppe Mazzini

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Chi non sa che Giuseppe Mazzini nacque a Genova, e che proprio lì riposano le sue spoglie nel cimitero monumentale di Staglieno? Ma forse non tutti sanno che il fondatore della Giovine Italia morì a Pisa, 150 anni fa (10 marzo 1872), dove si trovava sotto il falso nome di Giorgio Brown, ospitato da Pellegrino Rosselli e Giannetta Nathan in una casa che oggi è diventata la Domus mazziniana.

Non fu un caso che Mazzini, già malato e ricercato dalla polizia, si fosse rifugiato in casa dei Rosselli; un cognome che nella storia italiana ritornerà durante gli anni del fascismo quando i fratelli Carlo e Nello Rosselli, fondatori di Giustizia e Libertà, dopo un lungo esilio a Parigi, verranno uccisi da una


L’amico russo

Putin e Berlusconi Quando circolò la notizia che Silvo Berlusconi intendeva candidarsi alla Presidenza della Repubblica, molti di noi pensarono che si trattasse solo di uno scherzo organizzato a sua insaputa da un gruppo di burloni tipo “Amici miei”; e che lui, alla fine, ne avrebbe riso cantando qualche vecchia canzone da piano-bar e magari facendo l’imitazione di Mattarella.

E invece no: era proprio vero. Soprattutto ci stupì che lui prendesse la cosa sul serio e dimostrasse di crederla possibile; nonostante l’età, gli acciacchi e una storia politica fatta di alti e bassi che sembrava definitivamente conclusa – credo – in primis ai suoi figli e agli amici di lunga data.

Quando poi Sergio Mattarella iniziò a fare i bagagli


Piazza Santa Croce per l’Ucraina

Zelensky 2 Diciamo la verità: la sua idea di dare un segno del dolore che tutta la città di Firenze sta provando per la sorte del popolo ucraino era giustissima; ma la realizzazione è stata pessima, quando ha deciso di coprire con un tubo di stoffa nera la statua del David in piazza della Signoria.

Perché diavolo nascondere il capolavoro michelangiolesco ( anche se solo una copia) che rappresenta proprio il concetto di resistenza meglio di qualsiasi altra cosa al mondo? Se mai, avrebbe potuto esaltare il gesto coraggioso del giovane David che prepara la sua arma umile e micidiale con cui stendere il gigantesco Golia: magari mettendogli sulle spalle un mantello con i colori della bandiera ucraina, ma senza


Pasolini l’eretico

pasolini Cento anni fa nasceva, a Bologna, Pier Paolo Pasolini: il 5 marzo 1922. In una famiglia che lui stesso non avrebbe esitato a definire borghese: padre ufficiale dell’esercito e madre insegnante; il fratello, Guido, partigiano cattolico della brigata Osoppo ammazzato dai partigiani filotitini alla fine della guerra. Dopo la morte del padre, Pier Paolo visse sempre con la madre, amatissima, fino a quel tragico 2 novembre 1975 sul lido di Ostia.

Il Comune di Roma ha in programma una serie di eventi per celebrare il centenario della sua nascita, anche e soprattutto in funzione del rapporto speciale che legò l’artista alla Capitale: straordinario sfondo urbano, paesaggistico e linguistico di due suoi celebri romanzi ( Ragazzi di vita,