L’utopia del monopattino

monopat La sintesi migliore dei provvedimenti presi con il cosiddetto “Decreto rilancio” l’ha fatta Giorgia Meloni alla Camera dei deputati, quando ha accusato il capo di governo Conte, lì presente, di avere stanziato 150 milioni per i monopattini e solo 50 per le disabilità.

Ce lo vedete un impiegato che la mattina sfreccia in monopattino dalla periferia di Roma per andare a lavorare in qualche ufficio o ministero nel centro della capitale? E se poi questi è anche un padre di famiglia e dovrà – ci auguriamo da settembre – lasciare i figli a scuola, come diavolo potrebbe fare? L’idea di disincentivare il trasporto pubblico, grazie al bonus per l’acquisto dei monopattini, è il segno della distanza siderale tra governanti


L’abito non fa il monaco?

silvia Nel caso di Silvia Romano sembrerebbe proprio di sì: perché la sua scelta di presentarsi ai fotografi e alla famiglia, coperta dalla testa ai piedi con un hijab verde, non è certo casuale. E come ha spiegato chiaramente l’antropologa di orgini somale Maryan Ismail, quello non è certo l’abito tradizionale delle donne somale musulmane; bensì il velo loro imposto da quando i talebani africani di Al Shabab hanno preso il sopravvento in quel Paese.

Quindi, ammesso che di libera conversione all’islam si sia trattato per la giovane cooperante da poco liberata – e non di lavaggio del cervello, com’è più probabile che sia stato -, sgomberiamo subito il campo da ogni ambiguità: noi gioiamo che la ragazza sia stata


Amici no

allegra Dal 4 maggio siamo, dunque, autorizzati a incontrare i nostri congiunti. Ovviamente, appena l’abbiamo saputo, siamo tutti corsi a consultare un motore di ricerca (i tradizionali dizionari sono ormai finiti in soffitta insieme ai giocattoli dell’infanzia), per essere sicuri del significato della parola.

Poi è intervenuto il Grande Fratello governativo a spiegarci che posssiamo incontrare persino i cugini di secondo grado che non vediamo quasi mai, nonni e bisnonni, figli di genitori separati, fidanzati e fidanzate purché di lunga durata (un paio di anni bastano? chissà).

Ma gli amici no. Neppure gli amici di una vita, quelli che magari contano assai più di uno zio/zia o di un cugino/cugina che sentiamo al massimo per gli auguri di Natale.

Come se


Ci vuole mètis

metis Ancora autocertificazioni: è questa l’amara realtà che ci attende nelle prossime settimane. L’ora dell’agognata libertà, evidentemente, non è ancora suonata per i “saggi” delle task force governative, che non ci hanno dato il via libera come molti di noi comuni mortali attendevano e speravano.

Siamo ancora a rischio di contagio, nonostante la tendenza generale dell’epidemia indichi un significativo miglioramento. E allora – essi pensano – è bene continuare a vietare gli spostamenti se non per lavoro; è bene limitare le visite ai soli congiunti (fidanzate e fidanzati inclusi,ma gli amici no); per cui sarà ancora obbligatorio, se ci si sposta per fare la spesa come per andare dai nonni, compilare e portare con sè l’ultima versione del modulo autocertificante.

Quindi


Aspettando il 4 maggio

grande fratello Non me ne vogliano gli antifascisti, ma quest’anno il 25 aprile è passato in secondo piano: il vero giorno della liberazione, almeno per quanto mi riguarda, sarà il 4 maggio.

Se davvero finirà il lockdown, come è già stato annunciato, beh, quel giorno potremo tirare un profondo respiro di sollievo; e sentirci liberati da una clausura forzata che nessuno di noi (a parte i carcerati) aveva mai sperimentato prima.

In pratica, anche se per fondati motivi di salute pubblica, siamo stati sottoposti a una condizione di vita da vero e proprio regime totalitario, in confronto al quale persino il fascismo potrebbe apparire una semplice dittatura.

Ce ne siamo accorti che dall’8 marzo in poi i diritti fondamentali dei cittadini,


Un altro conflitto Stato-Regioni

Carlo VIII Per il governatore del Veneto, Zaia, la fase della chiusura delle aziende e delle attività commerciali può dirsi già conclusa. Un po’ meno impetuoso è stato Fontana in Lombardia, ma comunque ha annunciato che l’inzio del mese di maggio coinciderà con l’inizio della fase 2.

Al decisionismo liberista dei due governatori leghisti, ha subito risposto il presidente della Campania De Luca, con il solito stile iperbolico che lo ha reso popolare nei social; dicendo che è pronto a chiudere i confini della sua regione (porti compresi?) a chiunque arriverà dal Nord.

Le direttive del governo centrale, espresse nei dpcm, vengono dunque adattate alle diverse realtà regionali, con una facilità e libertà tali da mettere in dubbio


Il fiore del deserto

ginestra Tranne quei pochi ancora viventi che, da giovani o da bambini, conobbero la seconda guerra mondiale, tutti noi siamo nati e vissuti in anni di pace e di continuo benessere. Le guerre che ci sono state in giro per il mondo negli ultimi settant’anni hanno soltanto sfiorato l’Italia e l’Europa; e le crisi economiche che si sono succedute a partire dal 1973 fino a quella del 2008 ci hanno colpiti anche duramente, ma non ci hanno mai ridotti alla fame.

I più anziani hanno visto o subito nel corso di questi anni l’inondazione di Firenze, devastanti terremoti, alluvioni, frane, stragi terroristiche. Ma, dopo questi tragici avvenimenti, la consapevolezza che si trattasse comunque di espisodi limitati nel tempo e circoscritti nello


Didattica a distanza

schoolA un mese circa dalla chiusura delle scuole e dall’inizio della Dad (didattica a distanza), vorrei provare a fare un primo bilancio; anche se necessariamente limitato alla mia personale esperienza di insegnante “remoto” e a quella dei colleghi della mia scuola (Isis “Giorgio Vasari”) con i quali sono in contatto.

La prima considerazione che mi viene di fare è di ordine generale: anche se le scuole italiane sono chiuse, la Scuola nel suo complesso è viva e vegeta; e, restando nella terminologia militare ormai ampiamente adottata dai media per descrivere l’attuale situazione, ha formato una “seconda linea” più che consistente nella guerra contro il nemico invisibile.

E’ vero che i nostri “arditi” sono i medici, gli infermieri, i farmacisti e tutto il


Whatever it takes

draghi La scena forse più toccante, e scioccante, di questi ultimi giorni è quella trasmessa in tv di una giovane coppia a Bari, che in preda alla disperazione inveisce contro la porta (chiusa) di una banca e urla: -Non abbiamo più soldi-. Arrivano due poliziotti con le mascherine che dicono qualcosa; si intuisce che lo fanno con garbo e umanità: hanno perfettamete compreso che non si tratta di delinquenti, ma di persone perbene, purtroppo ridotte alla fame. E poi si vede un passante che si ferma e che, senza stare troppo a pensarci, mette una banconata nelle mani dell’uomo e un’altra in quelle della donna.

Sembra la scena di un film neorealista italiano negli anni del secondo dopoguerra. E invece


I negazionisti

sgarbi Evidentemente non è poco più di un’influenza, come tanti sostenevano fino a un paio di settimane di fa. Ora che in Italia ne muoiono al ritmo di 400-500 e finanche 793 al giorno, e in Lombardia non riescono neppure a cremare tutti i cadaveri e sono costretti a portarli altrove con i camion dell’esercito; ora che l’Europa intera ha chiuso le frontiere, oltre che le scuole, i giardini pubblici e tutto il resto; ora che persino Donald Trump ha dichiarato lo stato d’emergenza e il governatore dello Stato di New York ha chiesto ai cittadini di starsene a casa, sarebbe giusto pensare o dire apertamente: -Scusate, ci eravamo sbagliati –

Non ci sarebbe niente di cui vergognarsi ad