Una tragedia sfiorata

bus La nostra bella Italia è davvero il Paese dei paradossi: c’è un tizio che in passato è stato condannato per abusi su minori (e quindi dicesi “pedofilo”); lo stesso tizio viene poi beccato ubriaco alla guida della sua macchina e gli viene sospesa per un certo periodo la patente (come lo vogliamo chiamare uno così se non “ubriacone”?). Ebbene, che lavoro riesce a fare un individuo del genere? L’autista di scuola-bus.

E’ davvero un parodosso tutto italiano. Una roba da non crederci. Eppure è accaduto. Se poi aggiungiamo che lo stesso uomo (un immigrato senegalese di nome Sy Ousseynou diventato italiano da quando aveva sposato una italiana) sequestra lo scuola-bus con tutti i ragazzini dentro e con l’intenzione di bruciarli


Il fascismo va studiato

taiani Il presidente dell’Europarlamento Tajani si è lasciato scappare, durante una trasmissione radiofonica, un’espressione politicamente scorretta (“Mussolini fece anche delle cose buone”); e, apriti cielo, è stato immediatamente ricoperto di commenti indignati e persino d’insulti sia in Belgio che in Italia.

Naturalmente è corso ai ripari, precisando che il suo giudizio sul fascismo era e resta di condanna se si prende in considerazione il regime nel suo insieme; ma ormai la frittata era già fatta, e il sospetto di essere un fascio-simpatizzante resterà per sempre stampato a lettere di fuoco sull’immagine pubblica del povero Tajani.

Personalmente non amo molto il presidente Tajani e neppure gli altri leader del suo partito, il PPE, i quali negli ultimi vent’anni hanno governato


Tav sì o no?

tav A questo punto della vicenda, qualcuno ha capito se sulla questione dell’Alta velocità tra Torino e Lione hanno vinto i No Tav oppure i Sì Tav? O se invece c’è stato un sostanziale pareggio? E se, in conclusione, il tunnel si farà o non si farà?

E’ difficile dirlo, e personalmente non mi cimento a fare un pronostico, anche se sono convinto della necessità che una grande infrastruttura come questa venga portata a termine, secondo i piani previsti da trattati internazionali precedentemente sottoscritti e da ben due leggi emanate dal nostro Parlamento.

Ma la questione si è ingarbugliata a tal punto che la mediazione del capo di governo Conte è riuscita solo a procrastinare i termini della decisione di altri sei


Impariamo a mediare

mediaz Chi di noi non ha mai litigato con un vicino di casa perché il suo cane abbaiava di notte; o con un parente per la divisione dell’appartamento lasciato in eredità da uno zio o un nonno defunto; o con un collega per decidere il periodo delle ferie estive? E se andassimo più indietro nel tempo, magari quando eravamo a scuola e talvolta ci si accapigliava perché il ragazzo o la ragazza di cui eravamo innamorati preferiva un altro/altra? Da bambini, poi, era tutto un litigare con fratelli e sorelle per giocattoli, merendine, programmi tv e quant’altro.

Il conflitto è una caratteristica connaturata all’esssere umano, da sempre; sia a livello individuale che a livello collettivo: la storia del passato e


A scuola coi jeans strappati

jeans Chi cammina per i corridoi di una scuola superiore – io lo faccio quasi tutti i giorni in quelli dell’ ISIS “G. Vasari”, ma il discorso vale anche per le altre scuole pubbliche della Penisola – ha l’impressione che gli studenti si trovino in situazioni di gravissima povertà. Ragazzi e ragazze, in alta percentuale, vanno vestiti come straccioni, usando pantaloni e jeans strappati e bucati in più punti. E non si tratta solo di qualche scucitura come si usava fino a qualche anno fa; ora gli strappi si fanno ampi fino a scoprire i ginocchi e parte delle cosce.

E’ ovvio che si vestono così per seguire una moda e non per una condizione economica di difficoltà, anche perché


Nessuna giustizia per Sana

sana C’era una volta Sana Cheema, una bella ragazza nata in Pakistan e poi cresciuta a Brescia dove ha visssuto fino all’età di 25 anni. Non era un principessa delle Mille e una notte, anche se ne aveva gli occhi e il fascino orientale; ma una semplice immigrata di seconda generazione che si era perfettamente integrata nel nostro Paese; al punto da vestire, parlare e comportarsi come tutte le giovani donne italiane. Così bene integrata che era arrivata a volersi scegliere da sè il proprio fidanzato.

Fu allora – siamo nel dicembre 2017 – che il padre la riportò in Pakistan, probabilmente col pretesto di farle riabbracciare i parenti lasciati lì da bambina. In realtà si


L’Italia scelga tra Maduro e Guaidò

Venezuela In passato eravamo soliti assistere ai golpe dei militari sudamericani, che rovesciavano i governi democratici per rimpiazzarli con vere e proprie dittature. Così avvenne, giusto per fare un paio di esempi, in Argentina (1976) e in Cile (1973).

E com’è noto, dietro l’avvento dei dittatori, c’era il supporto diretto o comunque il consenso degli Stati Uniti che temevano l’espandersi del comunismo di ispirazione cubana nel continente a loro più vicino.

Oggi, però, in Venezuela la situazione è completamente ribaltata: abbiamo un presidente comunista, Nicolas Maduro, che non riconosce le regole della democrazia, ha ridotto il suo popolo alla fame, ma è sostenuto dai militari; dall’altra parte c’è il presidente del Parlamento, Juan Guaidò, che vorrebbe portare il


Salvate il soldato Salvini

diciotti Non sono solito parlare dei politici di oggi, ma in questo caso mi vedo costretto a fare un’eccezione: perché Matteo Salvini non è solo il leader di un partito, ma anche il ministro dell’Interno dello Stato italiano, ovvero una figura istituzionale che svolge un ruolo fondamentale. E questo non piace ai magistrati che si riconoscono in Magistratura Democratica, quella corrente molto politicizzata che già in passato ha cercato di intervenire contro leggi giudicate sbagliate oppure governi considerati antidemocratici.

Certo è un fenomeno, questo dei gruppi organizzati di magistrati, davvero bizzarro, che fa un po’ rassomigliare la magistratura italiana (unica al mondo per questo) a un vecchio partito della Prima Repubblica, come la Democrazia Cristiana o il partito Socialista,


L’asse Parigi-Berlino

aqu E’ di pochi giorni fa la notizia della firma di un accordo tra le due principali potenze europee: l’asse Parigi-Berlino. Per farlo, Macron e Angela Merkel si sono incontrati nientepopodimenoche ad Aquisgrana, l’antica capitale dell’impero carolingio, la città dalla quale Carlo Magno comandava su tutta l’Europa.

Devo confessare che trovo la faccenda alquanto inquietante. E non solo perché mi riporta in mente il famigerato asse Roma-Berlino del 1936, che sappiamo bene quali conseguenze disastrose ebbe per l’intera umanità. Soprattutto perché mi sembra un grossolano controsenso: com’è possibile, infatti, che all’interno dell’Unione Europea vi siano accordi privilegiati tra due Stati? In una autentica Unione, i membri non dovrebbero trovarsi tutti sullo stesso piano e sviluppare relazioni collettive paritarie? Se in un


Un martire della libertà

Palach Cinquant’anni fa, esattamente il 19 gennaio 1969, a Praga, in piazza San Venceslao, uno studente universitario di ventun’anni si cospargeva il corpo di benzina e si dava fuoco. Il suo, per quanto estremo e incomprensibile possa ancora apparire, non era il gesto di un folle; ma aveva lo scopo preciso di lanciare un grido – dolorosissimo – di protesta, che sarebbe stato ascoltato da milioni di persone in tutta Europa e non solo.

Quel ragazzo studiava filosofia e, come moltissimi suoi coetanei, aveva partecipato con entusiamo alla svolta democratica avvenuta in Cecoslovacchia grazie al nuovo leader, Alexander Dubceck. La ventata di novità era arrivata così improvvisa e carica di speranze per un futuro di libertà, che l’avevano ribattezzata