Il Prof decapitato

insegnant Samuel P. era un professore di storia in un liceo nei dintorni di Parigi. Da quello che ho letto sui giornali, insegnava anche educazione civica; e questo non è un fatto secondario, anzi spiega perché è stato ammazzato e decapitato da un ragazzo di 18 anni di origine cecena.

Nella sua classe, infatti, aveva tenuto delle lezioni sulla libertà di espressione, che è forse il principio fondamentale su cui si reggono le società liberali, sorte in Europa in seguito alla diffusione dell’Illuminismo.

Questa non è certo l’occasione giusta per fare una disamina delle teorie e delle idee che gli illuministi propagandarono attraverso i loro scritti a partire dalla fine del XVII secolo fino alla metà del XVIII. Vorrei citare


L’Educazione civica torna a scuola

ed civ Proviamo per una volta a parlare di scuola senza necessariamente fare il conto dei contagiati, delle classi in quarantena, dei banchi monoposto con e senza rotelle, delle “rime buccali” eccetera? Proviamo, almeno per oggi, a parlare di scuola senza toccare il tasto del Covid-19?

Un argomento di novità e di sicura rilevanza su cui discutere ci sarebbe, perché, in attuazione della legge n. 92/2019, da quest’anno è tornato ad essere obbligatorio l’insegnamento dell’Educazione civica, che avrà una dignità pari alle altre discipline e quindi si concretizzerà in un voto in pagella per i nostri studenti.

E’ una notizia che, secondo me, andrebbe accolta con sincero entusiasmo da parte di tutti; in primis dalle famiglie che dovrebbero essere ben liete


Un processo farsa

catana Paradossalmente, si potrebbe dire che Matteo Salvini a Catania sia stato consacrato come politico di primissimo livello, essendo entrato nella lista degli statisti italiani presi di mira dalla magistratura: Andreotti, Craxi, Berlusconi.

Eppure, ad analizzare più attentamente l’accusa di sequestro di persona che gli viene mossa, nel caso di Salvini c’è qualcosa di nuovo rispetto ai suoi illustri predecessori: nell’udienza preliminare del processo, il Pm, cioè la pubblica accusa, ha chiesto l’archiviazione ; e si è praticamente allineato alla tesi dell’avvocato della difesa che ha sostenuto il non luogo a procedere.

Ergo, accusa e difesa – caso veramente raro nella storia dei procedimenti penali che hanno avuto come imputati politici di un certo tipo – concordano sul fatto che


Bella ciao, ciao, ciao

bella Cantare “Bella ciao” a scuola dovrebbe diventare, già da questo anno scolastico, una delle competenze richieste ai nostri studenti, secondo la proposta di legge presentata ad aprile scorso da alcuni noti parlamentari dem come Piero Fassino, Michele Anzaldi e Stefania Pezzopane.

Se fosse rimasta una semplice, per quanto bizzarra proposta di legge (ancora più bizzarra perché partorita nel momento peggiore della pandemia), non ci sarebbe di che preoccuparsi. Il guaio è che la legge, appena licenziata dalla commissione, è in procinto di essere sottoposta all’approvazione del Parlamento, dove permane una maggioranza rosso-gialla di deputati e senatori idealmente partigiani, pronti ad elevare la celebre canzone resistenziale a vice-inno nazionale.

Ma davvero meriterebbe “Bella ciao” di essere studiata a scuola


Che belli i banchi con rotelle!

banchi Vi ricordate la scenetta della ministra Azzolina che, al termine di una pseudo-intervista in prima serata estiva su La7, si metteva a sedere dentro uno dei suoi fantastici banchi/seggioloni monoposto a rotelle, che sarebbero serviti a garantire il distanziamento tra gli studenti e contemporaneamente l’inizio di una didattica rivoluzionaria nelle scuole italiane a partire dal primo giorno di riapertura?

Ebbene, anche se non proprio tutti quei due milioni previsti e annunciati, i banchi/seggioloni sono finalmente arrivati, al prezzo di 300 euro l’uno; e i nostri ragazzi li hanno già sperimentati divertendosi un sacco, come dimostrano i filmati postati su TikTok e poi rimbalzati sugli altri social. Perché, come si fa a 13-14 anni a rinunciare di correre lungo il


Giustizia italiana

legge La giustizia italiana andrebbe riformata da cima a fondo, non fosse altro che per il sistema clientelare con cui vengono fatte le nomine dei magistrati, dove il merito conta poco o nulla ma contano solo le amicizie e le appartenenze alle varie correnti politicizzate.

Le dichiarazioni dell’ex membro del CSM Luca Palamara, attualmente rinviato a giudizio per corruzione, sono state la prova che dovrebbe convincere anche il più ingenuo dei cittadini dell’urgenza di una riforma complessiva della giustizia, a partire dalla separazione delle carriere di giudici e procuratori.

Ma non c’è solo questo. I problemi sono legati anche ad una impostazione culturale dei magistrati che determina comportamenti contraddittori e per noi comuni mortali incomprensibili. Mi riferisco al fatto che


Perché voterò No

caffe Se volessimo seguire la logica del risparmio, con la quale ragionano i sostenitori del Sì – in primis i leader del Movimento 5stelle e il segretario del Pd Zingaretti –, allora ci si potrebbe chiedere: ma perché ridurre i parlamentari solo a 400; non sarebbe ancora più economico che ce ne fossero 100 o magari 50?

E’ evidente allora che, portando alle estreme conseguenze il loro ragionamento, il sistema parlamentare sarebbe trasformato in un’oligarchia, e l’Italia rischierebbe di diventare come l’antica Sparta, che era governata da una trentina di anziani e due re (Gherusìa). Era governata bene Sparta? Probabilmente lo era, vista la potenza militare e il ruolo predominante che raggiunse nel Peloponneso.


La nave demogrillina affonda

nave Tutto e il contrario di tutto: è questa la nuova logica a cui ci stiamo piano piano assuefando, da quando si sono incrociati due eventi di portata straordinaria nella storia d’Italia: il governo demogrillino e la diffusione del Covid.

Vi ricordate le prime settimane dell’epidemia, quando i grandi esperti del Comitato tecnico-scientifico, che davano le direttive ai nostri governanti, ci assicuravano che le mascherine andavano usate solo negli ospedali in presenza dei malati? Da allora ne è passata acqua sotto i ponti, e di mascherine ne sono state acquistate e distribuite a tonnellate; prodotte a tinta unita o con colori sgargianti e intonati all’abbigliamento; indossate per strada, nei bar e negli uffici, persino in macchina se guidavamo accompagnati.


La politica del terrore sanitario

robespierre Come fece Maximilen de Robespierre ad annullare la Costituzione democratica del 1793, che garantiva il suffragio universale maschile e la sovranità popolare, e a trasferire tutti i poteri dalla Convenzione (l’assemblea legislativa della Rivoluzione) al Comitato di salute pubblica, composto da soli nove membri e da lui diretto?

La risposta è semplice: con la politica del terrore; dichiarando che la Patria era in pericolo perché sotto attacco da parte dell’Impero austriaco e contemporaneamente dei rivoltosi cristiani della Vandea. Così Robespierre convinse il popolo di Parigi e i deputati della Convenzione ad accettare la trasformazione della democrazia in una vera e propria dittatura, con le conseguenze ben note dei tribunali speciali e delle decapitazioni a pieno ritmo.

La politica del terrore


La giustizia da Craxi a Berlusconi

berl C’è un inquietante “fil rouge” che scorre nel corso degli anni e caratterizza momenti salienti della Prima e della Seconda Repubblica italiana. E’ la politica di annientamento dell’avversario percepito come nemico, nata all’interno del Partito comunista e alimentata in seguito dai suoi epigoni.

E’ evidente che la politica, in questo caso, ha preso la forma del disprezzo e finanche dell’odio vero e proprio.

Quando, dopo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica, i socialisti guidati da Nenni iniziarono a prendere le distanze dal loro antico alleato comunista, diventarono ben presto “traditori”e “nemici del popolo”; e finirono per ricevere gli stessi epiteti che i comunisti avevano usato in precedenza contro il primo vero riformista della nostra storia repubblicana, Giuseppe Saragat, che Pajetta apostrofò