Che belli i banchi con rotelle!

banchi Vi ricordate la scenetta della ministra Azzolina che, al termine di una pseudo-intervista in prima serata estiva su La7, si metteva a sedere dentro uno dei suoi fantastici banchi/seggioloni monoposto a rotelle, che sarebbero serviti a garantire il distanziamento tra gli studenti e contemporaneamente l’inizio di una didattica rivoluzionaria nelle scuole italiane a partire dal primo giorno di riapertura?

Ebbene, anche se non proprio tutti quei due milioni previsti e annunciati, i banchi/seggioloni sono finalmente arrivati, al prezzo di 300 euro l’uno; e i nostri ragazzi li hanno già sperimentati divertendosi un sacco, come dimostrano i filmati postati su TikTok e poi rimbalzati sugli altri social. Perché, come si fa a 13-14 anni a rinunciare di correre lungo il


Giustizia italiana

legge La giustizia italiana andrebbe riformata da cima a fondo, non fosse altro che per il sistema clientelare con cui vengono fatte le nomine dei magistrati, dove il merito conta poco o nulla ma contano solo le amicizie e le appartenenze alle varie correnti politicizzate.

Le dichiarazioni dell’ex membro del CSM Luca Palamara, attualmente rinviato a giudizio per corruzione, sono state la prova che dovrebbe convincere anche il più ingenuo dei cittadini dell’urgenza di una riforma complessiva della giustizia, a partire dalla separazione delle carriere di giudici e procuratori.

Ma non c’è solo questo. I problemi sono legati anche ad una impostazione culturale dei magistrati che determina comportamenti contraddittori e per noi comuni mortali incomprensibili. Mi riferisco al fatto che


Perché voterò No

caffe Se volessimo seguire la logica del risparmio, con la quale ragionano i sostenitori del Sì – in primis i leader del Movimento 5stelle e il segretario del Pd Zingaretti –, allora ci si potrebbe chiedere: ma perché ridurre i parlamentari solo a 400; non sarebbe ancora più economico che ce ne fossero 100 o magari 50?

E’ evidente allora che, portando alle estreme conseguenze il loro ragionamento, il sistema parlamentare sarebbe trasformato in un’oligarchia, e l’Italia rischierebbe di diventare come l’antica Sparta, che era governata da una trentina di anziani e due re (Gherusìa). Era governata bene Sparta? Probabilmente lo era, vista la potenza militare e il ruolo predominante che raggiunse nel Peloponneso.


La nave demogrillina affonda

nave Tutto e il contrario di tutto: è questa la nuova logica a cui ci stiamo piano piano assuefando, da quando si sono incrociati due eventi di portata straordinaria nella storia d’Italia: il governo demogrillino e la diffusione del Covid.

Vi ricordate le prime settimane dell’epidemia, quando i grandi esperti del Comitato tecnico-scientifico, che davano le direttive ai nostri governanti, ci assicuravano che le mascherine andavano usate solo negli ospedali in presenza dei malati? Da allora ne è passata acqua sotto i ponti, e di mascherine ne sono state acquistate e distribuite a tonnellate; prodotte a tinta unita o con colori sgargianti e intonati all’abbigliamento; indossate per strada, nei bar e negli uffici, persino in macchina se guidavamo accompagnati.


La politica del terrore sanitario

robespierre Come fece Maximilen de Robespierre ad annullare la Costituzione democratica del 1793, che garantiva il suffragio universale maschile e la sovranità popolare, e a trasferire tutti i poteri dalla Convenzione (l’assemblea legislativa della Rivoluzione) al Comitato di salute pubblica, composto da soli nove membri e da lui diretto?

La risposta è semplice: con la politica del terrore; dichiarando che la Patria era in pericolo perché sotto attacco da parte dell’Impero austriaco e contemporaneamente dei rivoltosi cristiani della Vandea. Così Robespierre convinse il popolo di Parigi e i deputati della Convenzione ad accettare la trasformazione della democrazia in una vera e propria dittatura, con le conseguenze ben note dei tribunali speciali e delle decapitazioni a pieno ritmo.

La politica del terrore


La giustizia da Craxi a Berlusconi

berl C’è un inquietante “fil rouge” che scorre nel corso degli anni e caratterizza momenti salienti della Prima e della Seconda Repubblica italiana. E’ la politica di annientamento dell’avversario percepito come nemico, nata all’interno del Partito comunista e alimentata in seguito dai suoi epigoni.

E’ evidente che la politica, in questo caso, ha preso la forma del disprezzo e finanche dell’odio vero e proprio.

Quando, dopo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica, i socialisti guidati da Nenni iniziarono a prendere le distanze dal loro antico alleato comunista, diventarono ben presto “traditori”e “nemici del popolo”; e finirono per ricevere gli stessi epiteti che i comunisti avevano usato in precedenza contro il primo vero riformista della nostra storia repubblicana, Giuseppe Saragat, che Pajetta apostrofò


La scuola delle rime boccali

bocca Se pensate che la rima boccale sia lo stesso della rima baciata (quella che Umberto Saba celebrò con i bellissimi versi: “Amai trite parole che non uno / osava. M’incantò la rima fiore / amore, / la più antica difficile del mondo”), ebbene vi sbagliate.

E per capire di cosa realmente si tratta, dovrete prendere in mano le linee guida sulla Scuola, appena divulgate dalla ministra Azzolina e dal premier Conte, dove si precisa una volta per tutte che gli studenti italiani torneranno in classe il 14 settembre, ma alla distanza minima di un metro tra le loro rime boccali; che, tradotto dal burocratese post-Covid, significa semplicemente da bocca a bocca.

Il distanziamento sociale in classe non si misurerà più


Il sentimento nazionale

raf Ero a Roma, la mattina dell’8 marzo, per visitare la mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. All’ingresso, però, ci venne data la notizia che tutti i musei erano chiusi perché di notte era stato dichiarato il lockdown delle attività commerciali e imprenditoriali non indispensabli, delle scuole di ogni grado, delle università, dei teatri, dei cinema, delle istituzioni cuturali.

L’Italia si fermava, e sembrava arrendersi di fronte al nemico invisibile. In realtà c’era chi poi ha continuato a combattere quella guerra asimmetrica: in prima linea tutti gli operatori del sistema sanitario, della Protezione civile, delle Forze dell’ordine; dietro di loro, la filiera della produzione agricola e della distribuzione, i servizi pubblici, gli insegnanti con la didattica a distanza.

A partire


I nuovi iconoclasti

ind La morte per soffocamento di George Floyd ha giustamente provocato le proteste sul territorio americano e un’ondata planetaria di indignazione per il comportamento crudele dei poliziotti di Minneapolis.

Non è la prima volta che la polizia americana uccide un cittadino di colore durante un arresto, e senza la motivazione della legittima difesa; a testimonianza del fatto che la questione razziale in quel Paese non è affatto risolta, nonostante siano passati cinquant’anni dall’assasinio di Martin Luther King e dalle prime grandi manifestazioni per i diritti civili.

Le proteste degli afroamericani sono poi degenerate, come già accaduto in passato, in vere e proprie rivolte, incendi e violenze di ogni genere. La violenza, si sa, chiama altra violenza.

Ma l’origine di


Il mitico Ponte

ponte messina Quando ci provò Berlusconi, a ipotizzare la costruzione del grande Ponte che unisse Scilla e Cariddi, fu travolto da un’ondata di insulti; in gran parte provenienti da quel mondo di ampio respiro composto da ambientalisti, verdi, benaltristi, sismologi dilettanti, catastrofisti e pessimisti cosmici ( i no-Tav a quei tempi non erano ancora pervenuti e Greta Thunberg neppure nata).

Per cui non se ne fece nulla; così come non si fece nulla della preannunciata rivoluzione liberale – taglio delle tasse, deregulation, riforma della giustizia, sburocratizzazione -, ma questa è un’altra storia.

Sono passati gli anni; intanto i no-Tav sono cresciuti e a loro si sono aggiunti i no-vax, i no-Tap, i no-tutto e adesso pure i negazionisti del coronavirus;